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Gli  Archivi delle Parrocchie  della Diocesi


I documenti antichi sono la testimonianza della vita e delle opere della Chiesa e formano nel loro insieme una documentazione unica, essenziale ed insostituibile, che è destinata innanzitutto a servire la Chiesa stessa e merita di essere conservata anche a vantaggio degli studi storici
(dal motu-proprio La sollecitudine pastorale di papa Giovanni XXIII). L'obbligo della tenuta dei registri da parte del parroco è ufficialmente sancito dal Concilio di Trento. Col tempo questi importanti documenti divengono l'unica fonte  per studi di demografia storica, genealogia, sociologia, statistica ed onomastica. L'unicità di queste fonti, soprattutto nelle comunità rurali, si protrarrà fino al periodo napoleonico, quando prenderanno vita l'Ufficio di Anagrafe e l'Ufficio di Stato civile nei Comuni. In epoca moderna, quindi, gli archivi parrocchiali acquisiscono, nel campo della ricerca storica, una posizione in primo piano. Dopo Trento però tra le tante disposizioni emanate in materia di produzione dei libri sacramentali, non compaiono norme sulla organizzazione e sulla tenuta degli Archivi parrocchiali, non aiutano nemmeno le disposizioni emanate dalle massime autorità ecclesiastiche a cominciare dalle Istruzioni allegate alla Costituzione apostolica Maxima vigilantia di Benedetto XIII e tutte quelle successive, nelle quali si indica la tipologia degli atti da conservare in Archivio, ma non si forniscono indicazioni sull'articolata organizzazione di quegli atti in seno all'Archivio stesso. Risulta così spesso difficile individuare ed ordinare, tra i libri sacramentali, le carte che testimoniano le diverse attività svolte dalla parrocchia. Questi documenti possono riguardare l'amministrazione dell'ente stesso e dei beni di sua proprietà (strettamente connessi alla vita della parrocchia, ma non sempre prodotti direttamente da essa), le opere di beneficienza (nelle quali spesso erano impegnate la parrocchia e la comunità dei fedeli), i documenti delle Confraternite (produttori diversi dalla parrocchia nella quale, però, hanno un proprio altare e spesso anche la sede, e delle quali, non di rado, il parroco presiedeva all'attività e ne conservava i documenti). Altrettanto spesso nell'Archivio della parrocchia sono confluiti documenti di parrocchie soppresse (divenute chiese dipendenti o filiali quali, ad esempio, la parrocchia dei SS. Luca, Faustino e Giovita, o la parrocchia di S. Maria in Poggio) o altri organismi ecclesiastici (Benefici, cappellanie, ecc.) dai quali poi la stessa ha avuto origine, per trasformazione o per fusione.
Fornire una rappresentazione esaustiva ed archivisticamente corretta di una realtà così complessa non è cosa semplice, a maggior ragione, quando gli Archivi parrocchiali sono numerosi e concentrati in un unico Centro diocesano (Cedido). la rappresentazione dei fondi deve dar conto delle reciproche relazioni tra i vari archivi confluiti presso lo stesso ente o aggregati ed esso. Così, come spesso accade, la descrizione più utile che si può fornire di queste importanti fonti è quella relativa ai tanti studi per i quali possono essere utilizzati e alle innumerevoli informazioni che se ne possono trarre.

Il patrimonio documentario conservato negli Archivi parrocchiali  


I Libri sacramentali

Negli ultimi anni una sempre crescente attenzione è stata dedicata all'indagine sulla genealogia e sulla storia delle famiglie e delle persone, sulla storia demografica, sulla storia delle parrocchie, ed ha portato l'interesse degli utenti per documenti quali i "Libri sacramentorum".

La demografia storica

Con l'approfondirsi delle cognizioni sui meccanismi di sviluppo demografico, si è accresciuto l'interesse verso le popolazioni dei tempi passati, un campo d'indagine poco noto e ricco di promesse. Nel periodo che va dalla seconda metà del XVI secolo ad oggi, i flussi demografici vanno ricercati mediante la raccolta degli "eventi vitali"; una raccolta svolta dai parroci che compilano i libri di battesimi, di cresima, di matrimonio e di morte, per poi passare, a vere e proprie indagini censuarie intese in senso moderno: gli stati delle anime  realizzati annualmente in occasione del periodo pasquale. Da queste preziose fonti, ancora oggi, si possono trarre informazioni che, prima dell'istituzione dell'Anagrafe, sarebbe impossibile trovare altrove.

I libri di battesimi

Questi tipi di documento si sono dimostrati particolarmente preziosi per la demografia; lo studio delle nascite è infatti spesso legato all'analisi statistica dei fattori che condizionano le stesse nascite e, di conseguenza, le decisioni dei coniugi e la disponibilità di efficienti tecniche per controllare la fecondità o per orientarla verso il numero di figli desiderato.
Gli studi demografici scompongono i fattori della natalità, stabiliscono quanta parte di questi fattori è imputabile a cause biologiche, quanta a particolari comportamenti legati alla società (età del matrimonio, frequenza e durata del matrimonio …) e quanta a scelte individuali. Negli studi genealogici, invece i registri dei battesimo sono l'unica fonte, prima dell'unità d'Italia, da cui trarre informazioni sulla nascita (e spesso anche sul decesso) dei bambini.

I  libri dei matrimoni

Lo studio analitico di una popolazione che tenda a mettere in rilievo gli eventi storici, il comportamento demografico e le principali linee dinamiche, deve prendere in considerazione le unità di tempo e di durata del matrimonio, la durata della vita feconda, l'intervallo tra due generazioni, l'intervallo tra la formazione di due nuclei familiari, la durata della vita umana, l'intervallo tra una catastrofe ed il ricostruirsi di una struttura demografica normale e stabile.
Se invece si ha per oggetto l'analisi dei nuclei familiari, del loro formarsi, aggregarsi, sciogliersi, l'ambito demografico in cui si realizzano questi complessi fenomeni è ancora un altro; come un altro è quello che tiene conto della variabilità dei fenomeni nell'ambito di gruppi e sottogruppi dati dalle divisioni politiche, religiose, amministrative dell'Italia pre-unitaria.

I libri dei morti

Poco evidente  è il nesso tra  la cultura - e la mentalità che la condiziona - e la mortalità.
La ricostruzione dell'atteggiamento delle società passate di fronte alla morte è intrapresa attraverso l'analisi di una serie di eventi: nelle famiglie, va tenuto conto della frequenza dei matrimoni successivi alla morte di uno dei due coniugi, del tempo di vedovanza, dell'età della persona defunta (se bambino o adulto), del legame tra mortalità e religiosità. I dati di cui tenere conto, sono quindi numerosi e diversi, tuttavia il collegamento tra i libri parrocchiali e la vita esiste ed è strettissimo, ambivalente, fruttuoso per chi abbia voglia di stabilirlo.

Gli stati delle anime

Nel corso dell'ultimo secolo numerose influenze esterne hanno stimolato lo sviluppo dell'interesse verso la storia delle famiglie. La prima di tali influenze è stata la sociologia che ha portato gli storici a ricercare le dimensioni e la composizione della "casa" e del collegamento tra questa e il ciclo della vita. I dati per questo genere di studi provengono tutti dal censimento dei "fuochi domestici" documentati negli stati delle anime e nei libri parrocchiali.
Un matrimonio costituisce una nuova famiglia nucleare, nascono i figli, i figli muoiono o crescono e se ne vanno, i genitori invecchiano, uno di loro muore e il/la vedovo/a si trasferisce dal figlio sposato …; il ciclo continua  e la famiglia si contrae o si espande per assorbire questi cambiamenti.

Il secondo problema, per questo tipo di studi, riguarda la composizione della "casa". Raramente i dati consentono di stabilire se, i membri indicati all'interno di una casa, siano legati da vincoli diversi da quelli di sangue; spesso risulta difficile distinguere se tra i nomi riportati vi sia un pensionato, un servitore o un parente (una zia zitella, una madre vedova, un giovane nipote, un cugino …); dato che le necessità economiche, frequentemente costringevano  genitori ad assumere braccianti per sostituire, nel lavoro sui campi, i figli che se ne andavano. Le dimensioni della "casa" sono comunque dettate dalle condizioni economiche; la residenza di un nobile è vasta, piena di figli, parenti e servitori; al capo opposto, la capanna di campagna bastava ad accogliere il contadino, la moglie ed i figli bambini. Tra il ricco e il povero la variabile economica, determinante le dimensioni della casa, è anche l'estensione dell'azienda  ed il suo utilizzo ad arativo o a pascolo (fatto che influenza l'entità della manodopera necessaria).

L'amministrazione della parrocchia

La parte che riguarda l'amministrazione della parrocchia è quella che potrebbe destare maggiore interesse per studi sulla vita e sulle opere della parrocchia stessa ma anche e soprattutto sulla vita e sulle opere della comunità dei fedeli che vi gravita all'interno, sulle associazioni laicali che vi si riuniscono e vi si incontrano, sulle manifestazioni devozionali (feste, processioni …) che vi si svolgono, sulla tante forme di partecipazione popolare che prendono vita all'interno delle chiese ed entro i confini territoriali della parrocchia.

La sintetica descrizione che si presenta di ogni archivio parrocchiale conservato presso il Cedido non può certo sostituire l'inventario delle singole carte in essi contenute (alle quali si può accedere negli orari di apertura del Centro), ma si propone di offrire una esposizione chiara e semplice del tanto materiale finora raccolto ed ordinato ed una idea dei tantissimi studi che su di essi si possono svolgere.
La speranza che ha guidato questo progetto è quella di poter vedere riuniti, un giorno, gli archivi di tutte le parrocchie della Diocesi di Viterbo in un unico ambiente nel quale possano essere conservati correttamente e messi a disposizione dei tanti studiosi che avranno voglia di cimentarsi, anche solo per divertimento, nelle tante possibilità di ricerca e studio che queste preziose carte offrono.

 
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