emanuele atzori - CEDIDO Viterbo

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emanuele atzori

Il Pantheon di Goffredo da Viterbo


L'"Incontro di studio" che si è svolto venerdì 30 settembre al Palazzo papale ha riportato l'attenzione sulla figura e sull'opera di Goffredo da Viterbo, un personaggio tanto importante per la nostra Città quanto sconosciuto alla maggior parte dei suoi concittadini.
  Nato tra il 1120 ed il 1125, è stato per anni impegnato tra le corti di Corrado III, Federico I ed Enrico VI, rendendo Viterbo celebre in tutti i luoghi d'Europa dove la sua vivace attività di cappellano e notaio imperiale lo ha condotto.
  La vasta esperienza accumulata nei lunghi viaggi ha permesso a Goffredo di rintracciare, sfogliare, leggere ed esaminare i documenti che circolavano nel suo tempo sulla storia dell'umanità dalla creazione dell'uomo fino al regno di Federico Barbarossa.
Lo studio dei tanti racconti che hanno narrato dell'origine del mondo e di tutte le cose conosciute ha permesso all'Autore di scrivere questa monumentale opera che - giunta fino a noi in circa 40 esemplari - ha cambiato più volte titolo ed estensione, passando dai 20 capitoli iniziali ai 33 della versione definitiva.
È probabilmente a quest'ultima variante che appartiene il magnifico manoscritto, realizzato nel XIV secolo e conservato presso la Biblioteca capitolare di Viterbo, dove giunse intorno al 1510 come dono al viterbese Cristoforo Spiriti per la nomina a Vescovo di Cesena.
Le caratteristiche e la storia di questo splendido volume sono state oggetto di un approfondito studio intrapreso da Emanuele Atzori per la sua tesi di laurea e rimasto nel suo cuore nonostante le scelte che hanno guidato la sua successiva attività lavorativa. Ma hanno visto impegnati anche importanti studiosi, che hanno concentrato la loro attenzione sulle informazioni in esso contenute, sulle straordinarie miniature che ne decorano alcuni capitoli, sulle glosse apposte dall'umanista viterbese Latino Latini, e sui segni in esso lasciati da quanti lo hanno avuto tra le mani.
La presenza nella Biblioteca capitolare di un manufatto tanto prezioso testimonia come le biblioteche accademiche, quelle dei seminari, quelle collegate ai vescovi o destinate a persone impegnate  nei capitoli delle cattedrali, siano da sempre riservate soltanto a pochi. Accade spesso, quindi, che anche chi si occupa di gestirle o di conservarle, non sia in grado di comprenderne il valore e l'importanza.
In pochi sanno che ci sono esperti che si occupano di datare i manoscritti o i codici non datati o che attribuiscono le opere di autori sconosciuti. Ma, per quanto importante, l'attenzione degli specialisti resta comunque destinata a pochi; parlarne è l'unico modo perché la maggior parte della gente ne abbia notizia, perché le conosca, perché le apprezzi.
Aprire le biblioteche al pubblico e mostrarne il contenuto al maggior numero di persone possibile resta il modo migliore per conservarle e questo "Incontro", come tanti altri svolti al Palazzo papale, ne è stato una chiara testimonianza.

(a cura di Elisa Angelone) ...

 
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